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Note di Regia

di Gianni Lepre

Un giorno, può capitare di aprire quella valigia che ci portiamo tutti dietro, dove, un po’ stipato e un po’ nascosto, c’è il nostro passato. A me è capitato... dopo la lettura delle quattro sceneggiature de "La donna che ritorna".

Anche se la storia è quella di una donna che deve ricostruire il proprio passato, in un attimo mi sono apparse tante di quelle cose che avevo dimenticato, sepolto, rimosso, cancellato, tanto che ho dovuto ricontrollare il nome sulla valigia per accertarmi che quella era proprio la mia valigia e non quella di uno sconosciuto. No, era proprio la mia!

Eppure quell’accozzaglia di ricordi diversi, di momenti esaltanti, follie, paure, amori, morti, fantasmi sembravano appartenere ad altri. Che confusione!

Ho voluto ricontrollare un'altra volta il nome su quella valigia: era proprio il mio! Poi la solita banale domanda: ma quante vite ho vissuto? Che razza di persona sono veramente se tutta quella roba era mia? Insomma, a causa della lettura della sceneggiatura, di cercare di immedesimarmi nel personaggio della protagonista che cerca se stessa, anche io mi ero ritrovato nel mezzo di un thriller dell’anima. Allora, ho rinchiuso la mia valigia di ricordi,  ho messo anche un lucchetto nuovo con una combinazione segreta e sicura (il mio anno  di nascita..) e mi sono detto: “Basta con questi drammi personali, concentrati sul tuo lavoro e se puoi divertiti. Sta allegro e pensa al futuro. Per fortuna hai con te una signora attrice, la più brava a dare anima, vita e corpo al personaggio che è stato scritto”. E così è stato.

Gianni Lepre

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